IL CENTRO IPERTENSIONE BIOS
Responsabile Prof. Valerio Sanguigni-Docente Università di Roma Tor Vergata
INDICE
Una struttura specialistica dedicata in maniera specifica alla diagnosi ed alla cura dell’ipertensione arteriosa.
L’obiettivo non è solo quello di diagnosticare l’ipertensione arteriosa ma anche di individuare i soggetti ipertesi non adeguatamente curati e di personalizzare la terapia secondo le differenti caratteristiche cliniche.

Il centro ipertensione, attraverso l’esecuzione di tutte le principali metodiche diagnostiche cardiovascolari, mira a delineare il rischio cardiovascolare di ciascun paziente iperteso, inserendolo in programma di controllo e monitoraggio della malattia ipertensiva.

Tale programma consentirà un contatto continuo tra il paziente e i sanitari responsabili.
L'IPERTENSIONE: UN SINTOMO O UNA MALATTIA?
CHE COS' È L'IPERTENSIONE?
È una condizione caratterizzata da un innalzamento dei valori della pressione nel sangue.
I valori ottimali della pressione nell’adulto sono 120/80 mm Hg.
Si parla di ipertensione quando i valori della pressione sono uguali o maggiori di 140/90 mm Hg.



QUALI SONO I SINTOMI DELL'IPERTENSIONE?
Di solito l’ipertensione non dà alcun sintomo rilevante e viene scoperta solo occasionalmente durante un controllo.
Ma talvolta alcuni disturbi generici come lieve mal di testa, affaticamento, difficoltà nella vista, palpitazioni, vertigini, possono essere i primi segnali dell’ipertensione.



SE NON SI MANIFESTANO SINTOMI, ALLORA È REALMENTE UNA MALATTIA?
L’ipertensione è una malattia responsabile, da sola o in concorso con altri fattori, di un danno diffuso alla parete delle arterie e del cuore e di una veloce accelerazione dell’aterosclerosi.
Proprio perché asintomatica è considerata un
" KILLER SILENZIOSO"

L’iperteso spesso non si sente ammalato, ma il suo rischio cardiovascolare è notevolmente aumentato.


CHE COS'È IL RISCHIO CARDIOVASCOLARE?
Rappresenta la probabilità di avere una malattia cardiovascolare.
Grandi studi scientifici hanno chiaramente dimostrato come nei soggetti affetti da ipertensione il rischio
di essere colpiti da un infarto del miocardio è più del doppio rispetto ai normotesi, mentre il rischio di ictus cerebrale sarebbe addirittura otto volte maggiore.
Ma l’ipertensione aumenta anche il rischio di altre gravi malattie come l’insufficienza renale, le arteriopatie degli arti inferiori e il danno oculare da retinopatia.


L'IPERTENSIONE È UNA MALATTIA DIFFUSA?
Si calcola che in Italia ci siano oggi circa 13 milioni di ipertesi. In uno studio del 1983 fatto da medici italiani di Medicina Generale la prevalenza della ipertensione è risultata del 67,8% nella popolazione anziana di età uguale o superiore a 65 anni.
Una grande parte di questi ipertesi non sa di esserlo.
E una grande parte degli ipertesi in trattamento non si cura in maniera efficace.



PERCHÈ È IMPORTANTE CURARE L'IPERTENSIONE?
La maggior parte degli studi ha chiaramente dimostrato l’importanza di una terapia antiipertensiva efficace. Infatti più bassa è la pressione più aumenta la durata della vita e migliora la sua qualità. L’ipertensione va curata per tutta la vita.


LA TERAPIA PER L'IPERTENSIONE È UGUALE PER TUTTI?
Esistono oggi molte classi di farmaci antiipertensivi.
Ma perché la terapia sia efficace e ben tollerata occorre conoscere bene i dati clinici e diagnostici del paziente per realizzare una terapia ideale “personalizzata”.


IL LABORATORIO DELLA IPERTENSIONE ARTERIOSA
Si definisce Ipertensione essenziale o primaria o idiopatica quella determinata da cause non rilevabili, sicuramente collegate a uno squilibrio dei vari sistemi di regolazione pressoria (vascolari, ormonali, renali, adrenergici, ecc.), ancora non del tutto noti. Rientra nella forma essenziale oltre il 90 % delle Ipertensioni arteriose osservate nella popolazione generale.

Si definisce invece Ipertensione secondaria quella nella quale è possibile riconoscere una causa determinante, che spesso è possibile correggere, talora anche chirurgicamente. Le più comuni forme secondarie sono quelle renali (da alterazioni parenchimali o reno-vascolari), endocrine (Aldosteronismo primario, Feocromocitoma, Sindrome di Cushing, ecc.) e da patologie varie (coartazione aortica, poliarterite nodosa, da farmaci come ciclosporina e cortisonici, ecc.).

In genere, nelle fasi iniziali, gli aumenti pressori sono molto variabili e incostanti: cosiddetta "Ipertensione labile".

E’ importante infine ricordare che la P.A. presenta di norma oscillazioni circadiane molte nette, con due picchi di elevazione verso le ore 9 e le 19, un piccolo calo pomeridiano (verso le ore 15) e un profondo calo notturno (verso le ore 3). L’alterarsi di tale comportamento (regolato da vari fattori: sistema nervoso autonomo e amine biogene, sistema renina-angiotensina-aldosterone, sistema ipotalamo-ipofisi-surrene, sistema ipotalamo-ipofisi-tiroide, sistema oppioide, funzione renale, peptidi vasoattivi) in soggetti con diverse situazioni patologiche che modificano i ritmi circadiani dei suddetti fattori, può costituire un rischio per una più facile insorgenza di danni cardiovascolari e cerebrali, e può condizionare sensibilmente l’efficacia e la tollerabilità dei farmaci antipertensivi, in relazione all’orario della somministrazione della terapia.

Nell’inquadrare un paziente nel quale sia stata rilevata una Ipertensione Arteriosa, l’anamnesi, l’esame obiettivo e le indagini da effettuare dovrebbero essere dirette a
:

• stabilire se trattasi di forma secondaria, da causa che sia possibile correggere ;

• se trattasi di forma essenziale, definire alcuni elementi che ne permettano una distinzione nei diversi gruppi noti (esempio: forme a bassa o ad alta renina plasmatica );

• mettere in evidenza se siano già presenti danni agli organi bersaglio (cuore, rene, fondo oculare, sistema nervoso);

• determinare se esistono fattori di rischio per l’insorgenza di patologie arteriosclerotica e diabetica;

• evidenziare le situazioni fisiopatologiche del paziente (variazioni pressorie circadiane, ecc.) al fine di definire utilità, tempi di somministrazione e controindicazioni del trattamento antiipertensivo che si ritiene di proporre.

Le prime cose da rilevare sono:

- abitudini di vita (fumo, alcool)

- patologie o terapie (pregresse o in atto) in grado di determinare elevazioni pressorie

- età, sesso, altezza e peso (obesità)

- facies e costituzione (ev. aspetto Cushingoide, esoftalmo, xantelasmi, ecc.)

- Rilievo della P.A. ai due arti superiori (ricerca di ev. coartazione aortica), sia in posizione clinostatica e poi ortostatica (l’aumento pressorio diastolico nel mettersi in piedi correla meglio con la forma essenziale, mentre una sua diminuzione —in assenza di terapia- è più in linea con forme secondarie); utile una misurazione agli arti inferiori

- esame obiettivo cardiaco (ricerca di eventuali segni di cardiopatia), palpazione e auscultazione addominale alla ricerca di ev. aneurismi aortici, reni policistici, soffi a livello delle arterie renali

- esame polsi arteriosi agli arti superiori e inferiori

Indagini di base:

• Esame urine per proteine, sangue, glucosio

• Ematocrito

• Potassiemia, sodiemia

• Creatininemia

• ElettroCardioGramma

Ulteriori indagini :

• Esame completo urine (con studio microscopico del sedimento)

• Emocromocitometria completa

• Glicemia, colesterolemia totale e HDL, trigliceridemia

• Calcemia, fosfatemia, uricemia

• Esame del fondo oculare

• EcoCardioGramma

• Monitoraggio della P.A. per 24 ore

• Tele-radiografia del Torace

• Esame doppler dei vasi sopraortici e dei quattro arti

• Ecografia per studio dell’aorta addominale, dei reni e delle arterie renali

Altre indagini:

• ACE, aldosterone, Renina a riposo e dopo sforzo


INDAGINI MIRATE
Nella ipertensione renale: dosaggio Angiotensina II nel plasma (che eleva la P.A. mediante vasocostrizione diretta, aumento della increzione di Aldosterone con conseguente ritenzione sodica, e stimolo del sistema nervoso adrenergico) (oppure studio della Renina Plasmatica (PRA) sulla produzione di Angiotensina I che presenta ritmi circadiani e dipende dalla disponibilità dell’Angiotensinogeno plasmatico, come substrato).

Nel sospetto di Feocromocitoma: studio su urine delle 24 ore di creatinina, metanefrina e catecolamine (acido vanil mandelico), oppure dosaggio delle catecolamine plasmatiche.

Nel sospetto di Sindrome di Cushing: dosaggio cortisolo nelle urine delle 24 ore oppure test di soppressione con desametazone somministrato la sera, con dosaggio del cortisolo plasmatico il giorno precedente e alle 8 del mattino seguente alla somministrazione.

 

appuntamenti e informazioni il tel diretto 06/80964277.
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